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Oggi vi proponiamo le 10 storie di “lavoratori” diventati stelle del calcio Mondiale.

​Tra verità e leggenda. Non si chiamano tutti Leo Messi, Paolo Maldini o Gigi Buffon, in grado di capire ancora infanti che il loro futuro sarebbe stato sicuramente su un campo di calcio. In parecchi, prima di avventurarsi nel mestiere più bello del mondo, ma che all’inizio, e non solo, non assicura nulla, sono stati attanagliati da dubbi atroci.

Oso o non oso? Rinuncio all’umile lavoro in fabbrica o da operaio per cercare l’occasione della vita?

Ecco la storia di chi ce l’ha fatta, ma senza raccomandazioni, anzi quasi tutti in ritardo. Ma così è ancora più bello. I giocatori di D o Eccellenza comunque sono pregati di non illudersi. 10 su 1000 ce la fanno…

10. Riccardo Zampagna

Rome, ITALY:  Atalanta 's forward Riccardo Zampagna celebrates after scoring a goal against AS Roma, during their Italian serie A football match at Rome's Olympic stadium, 02 December 2006.  AFP PHOTO/ ANDREAS SOLARO  (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

​Dev’esserci qualcosa di genetico nella carriera dei bomber dimenticati. Oltre a Vardy, infatti, anche due attaccanti italiani arrivati tardi al grande calcio hanno trascorso parte della propria gioventù alle prese con attività molto differenti da quella del centravanti.

Il riferimento è a Christian Riganò, che ha più volte raccontato di aver dato del tu alla tuta da operaio fino ai 26 anni, prima di capire che il pallone poteva davvero regalargli quelle gioie inseguite a lungo, ma soprattutto a Zampagna.

L’’eccentrico 9 ternano, che debuttò in A a 30 anni con il Messina, ha vissuto fino ai 24 anni da tappezziere.

Non male per chi ha spazzato vial’intonaco di parecchie difese del grande calcio. E a tempo perso, narra la leggenda, se qualcuno aveva bisogno di farsi montare una tenda da sola, Riccardo rispondeva sì…

9. Grafite

WOLFSBURG, GERMANY - OCTOBER 16: Grafite of Wolfsburg celebrates scoring his teams second goal during the Bundesliga match between VfL Wolfsburg and Bayer Leverkusen at Volkswagen Arena on October 16, 2010 in Wolfsburg, Germany.  (Photo by Thomas Starke/Bongarts/Getty Images)

​Oggi il suo amico Dzeko, con cui il brasiliano vinse un titolo inspettato e esaltante con il Wolfsburg, non se la passa molto bene, ma quantomeno ha sempre pensato di fare il calciatore, almeno quando gli orrori della guerra in ex Jugoslavia hanno cominciato a dargli tregua.

La meteora che oggi insegue spiccioli di carriera nelle categorie inferiori brasiliane, ma che visse un momento di gloria con quei 28 gol segnati nel 2009 con il Wolfsburg, ha invece dichiarato più volte di essere stato un venditore porta a porta di sacchetti per l’immondizia da ragazzo in Brasile.

Pare si tratti di una pratica consueta da quelle parti. Ma non si parli di una carriera da spazzatura…

8. Peter Schmeichel

21 Apr 1999:  Manchester United keeper Peter Schmeichel celebrates a goal in the UEFA Champions League semi-final second leg match against Juventus at the Stadio delle Alpi in Turin, Italy. United won 3-2 on the night to go through 4-3 on aggregate. \ Mandatory Credit: Allsport UK /Allsport

​Qui si sconfina davvero nel campo della leggenda, visto che il diretto interessato non ha mai confermato di aver svolto alcuna delle tante professioni che gli sono state attribuite. Addetto alle pulizie, venditore di pubblicità per giornali, e perfino venditore di tappeti.

Improbabile, ma perché non sognare che sia tutto vero, visto che la carriera ad alti livelli è cominciata “solo” a 20 anni, tardi per un futuro campione, ancor più portiere.

Certo, il fatto di condurre tuttora su Discovery l’edizione europea di “Lavori sporchi”, insieme a quelle manone, rendono il mito della porta del Manchester United, vincitore di 15 trofei con i Red Devils e Campione d’Europa ’92 con la Danimarca, davvero un sospettabile dei mille mestieri succitati.

Nel caso fosse tutto vero, la storia dei tappeti si sarebbe poi trasformata in un contrappasso: ma per gli attaccanti avversari…

7. Jamie Vardy

LEICESTER, ENGLAND - DECEMBER 14:  Jamie Vardy of Leicester City celebrates after scoring the opening goal during the Barclays Premier League match between Leicester City and Chelsea at the King Power Stadium on December14, 2015 in Leicester, United Kingdom.  (Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

L’Inghilterra del Pallone è ai piedi del Toni d’oltremanica. Secondo qualcuno, l’esplosione del bomberissimo del Leicester e in generale della squadra di Ranieri è la fotografia della crisi della Premier, che si riflette nelle difficoltà in Champions.

Può esserci del vero, ma questo non deve macchiare la folle corsa dei Foxes e i record del suo cannoniere, esploso tardi proprio come Toni. Vardy è rimasto impantanato addirittura in Conference League, la nostra Serie D, fino ai 25 anni.

Impossibile sognare di poter sfondare con il pallone, e allora spazio alla leggenda, che vuole Vardy operaio nella grigia Sheffield per pagarsi gli studi. Ora non ce n’è più bisogno. Ma in attesa del primo gol in Nazionale è giusto chiedersi se quegli studi sono poi stati portati a termine.

Poi si potrà pensare alla rincorsa all’Europa. Perché James è uno che sa come costuirsi i sogni. Mattone dopo mattone, of course.​

6. Carlos Bacca

MILAN, ITALY - DECEMBER 13:  Carlos Bacca of AC Milan celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match betweeen AC Milan and Hellas Verona FC at Stadio Giuseppe Meazza on December 13, 2015 in Milan, Italy.  (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

​Sul tema El Peluca è sempre stato vago, se non schivo. Così come sulle vere origini del soprannome che lo accompagna da inizio carriera (“Il Parrucca”).

Qualcosa di strano deve in effetti esserci, visto che pur essendo stato alle prese con un’infanzia difficile, al centravanti del Milan sono stati attribuite le professioni di aspirante controllore sugli autobus insieme al padre e pure di pescatore.

Vero o no, le sue caratteristiche da attaccante letale negli spazi e a scattare sul filo del fuorigioco lo avvicinano proprio a chi sta tutto il giorno con la canna in mano. E non può mai rilassarsi.

5. Papis Cissè

NEWCASTLE UPON TYNE, ENGLAND - DECEMBER 06:  Newcastle player Papiss Cisse reacts during the Barclays Premier League match between Newcastle United and Liverpool at St James' Park on December 6, 2015 in Newcastle, England.  (Photo by Stu Forster/Getty Images)

​C’è poco da scherzare sulla velocità del soggetto e la capacità di tirarsi fuori dalle situazioni di pericolo.

Perché l’attaccante senegalese del Newcastle, approdato al grande calcio solo a 20 anni, ha trascorso il triennio precedente in patria per fare l’autista delle ambulanze.

Atività poi abbandonata dopo l’approdo in Francia, ma mestiere all’apparenza semplice, ma che richiede sangue freddo e coraggio nella gestione dei momenti più difficili.

Al confronto una carriera senza titoli e con pochi picchi sembra davvero una cosa piccola piccola.

4. Maurizio Sarri

NAPLES, ITALY - DECEMBER 13:  Head coach of Napoli Maurizio Sarri during the Serie A match betweeen SSC Napoli and AS Roma at Stadio San Paolo on December 13, 2015 in Naples, Italy.  (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

​Più o meno è andata come con il fondamentale cambio di modulo a Napoli. Da una partita all’altra, Sarri capì che lo schema migliore per la sua squadra non era il 4-3-1-2, bensì il tridente puro.

Allo stesso modo, 20 anni fa, il tecnico del Napoli scelse di cambiare vita da un giorno all’altro, lasciando il remunerativo lavoro in banca che gli avrebbe assicurato un futuro certo per abbracciare la carriera da allenatore a tempo pieno, dopo averlo fatto per anni solo per diletto nelle categorie dilettantistiche toscane.

Chi non risica non rosica, ma nonostante gli strali della moglie, oggi si può dire che Sarri ha vinto la propria battaglia.

E che forse tanta meticolosità tattica proviene proprio da lunghi anni dietro uno sportello…

3. Alex Ferguson

26 Sep 2000:  Sir Alex Ferguson looks on during the Champions League match between PSV Eindhoven and Manchester United  played at the Philips Stadium in Eindhoven. Mandatory Credit: Graham Chadwick/ALLSPORT

​Cosa ci cugina, oggi, mister Alex? Sì, perché all’epoca immaginare che davanti al nome di battesimo di uno degli allenatori più leggendari della storia sarebbe stato affiancato il titolonobiliare era davvero un esercizio di fede impossibile o quasi anche per ilì burbero di Aberdeen.

Prima che l’epopea avesse inizio proprio dalla Scozia, però, il futuro mito della panchina del Manchester United ha davvero pensato di poter diventare un cuoco provetto.

Un anno e mezzo di lezioni e di pratica in un ristorante vicino ad Hampden Park, prima che la passione per il pallone prendesse corpo.

Ma con quel carattere, sarebbe stato l’ideale anche come giudice di Master Chef Uk…

2. José Mourinho

COBHAM, ENGLAND - NOVEMBER 03:  Chelsea manager Jose Mourinho arrives for a Chelsea training session, ahead of the UEFA Champions League Group G match between Chelsea and Dynamo Kiev, at Chelsea Training Ground on November 3, 2015 in Cobham, England.  (Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

​Tutti ziti, c’è l’appello del professor José. Il carattere inflessibile sembra cucito apposta per quegli scrutini di fine anno in cui il professore di educazione fisica se la tira un po’, provando a diventare l’ago della bilancia della promozione del ragazzo.

Ma per fortuna, di tanti giocatori, milioni di tifosi, e pure degli studenti eventuali, la carriera dello Special ha preso un’altra piega rispetto a quella iniziale.

Perché prima di diventare un prof della panca, e di cominciare da interprete del compianto Bobby Robson, il futuro Mister Triplete impiegò appena un giorno da insegnante di “ginnastica” per capire che tutto il tempo passato a studiare era stato perso. Molto meglio far correre i propri giocatori…

1. Moreno Torricelli

26 Nov 1996:  Moreno Torricelli of Juventus celebrates with the Toyota cup after his teams win over River Plate by 1-0. At the National Stadium in Tokyo, Japan.

​La storia, anzi la favola, è nota, ma resta la più affascinante. C’era una volta un bravo terzino che però non riesce a lasciare l’inferno della Serie D. Il giro delle 7 chiese in Brianza è senza sbocchi, fino all’arrivo alla Caratese.

Per sbarcare il lunario bisogna anche lavorare, e allora il nostro è un falegname di tutto rispetto, che comincia a pensare di mollare il grande sogno.

Tutto bello, ma a un tratto la zucca, pardon il legno, si trasforma in cuoio vero. Quello di un pallone di Serie A, perché nell’estate ’92 Moreno passa direttamente alla Juventus senza passare da Serie C e B.

Galeotta fu un’amichevole, e un colloquio con il presidente Boniperti.

Colonna bianconera per 6 stagioni, punto fermo anche della Nazionale, Moreno porterà a casa 10 trofei, compresa una Champions con tanto di finale da migliore in campo. Tutto nella bacheca di casa. Ovviamente di legno.

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