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La svolta moderata di Salvini e Di Maio che piace alle imprese

Alla fine, ha vinto la ragione. O una sana paura. Il che fa lo stesso, se il risultato è che Matteo Salvini e Luigi Di Maio – novelli James Dean in “Gioventù bruciata” – si sono decisi ad abbandonare l’automobile della loro ideologia, lanciata in una folle corsa, prima di precipitare nel burrone o andare a sbattere contro un muro con tutto il carico dei cittadini italiani che si portava dietro.

Salvini con un’intervista al Sole 24 Ore (anche la scelta del mezzo è indicativa) è riuscito a portare la Lega su una posizione moderata, parlando di rispetto dei parametri europei, programma di legislatura e conseguente gradualità degli interventi, riduzione del cuneo fiscale come accompagnamento alla famosa quota 100 che rappresenta la modifica alla legge Fornero sulle pensioni.

Di Maio ha ricucito all’ultimo momento lo strappo con sindacati e lavoratori, evitando lo sciopero generale già disposto contro il governo per l’11 settembre, grazie alla chiusura dell’accordo che porta l’Ilva di Taranto nelle mani del colosso franco-indiano ArcelorMittal dopo un braccio di ferro durato mesi e con il conseguimento di condizioni più favorevoli di quelle di partenza.

 

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Politica

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