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Anche in Cina c’è carenza di bambini

In Cina vivono più di un miliardo e 385 milioni di persone, ma c’è un problema demografico: la popolazione attiva si sta riducendo perché per via della cosiddetta “politica del figlio unico”, introdotta nel 1979 e rimasta in vigore fino al 2015, non ci sono abbastanza persone giovani a rimpiazzare quelle che vanno in pensione. Si prevede che nel 2050 ci saranno 1,3 lavoratori per ciascun pensionato, contro i 2,8 di oggi. Come spiega un articolo del Wall Street Journal, secondo alcuni esperti questo è un problema perché, come succede in molti altri paesi del mondo, una popolazione più anziana significa una maggiore spesa pubblica in pensioni e assistenza medica, che è una cosa meno sostenibile se la popolazione attiva – quella le cui tasse pagano le pensioni – non è abbastanza numerosa.

Questi cambiamenti sono stati influenzati da alcuni dati economici legati alla crescita demografica, tra cui una diminuzione nei consumi, ma le politiche di controllo demografico non sono state del tutto abbandonate: esiste per esempio ancora il limite di due figli per coppia. Le donne che rimangono incinte di un terzo figlio vengono spesso invitate ad abortire e se non lo fanno devono pagare una multa, e in molti casi perdono il posto di lavoro, soprattutto se sono dipendenti statali. Secondo i calcoli di Wu Youshui, un avvocato che è riuscito a ottenere alcuni dati sulle multe dalle amministrazioni locali, negli anni sono stati raccolti miliardi di dollari in questo modo. Per via delle multe le donne più abbienti che vogliono avere un terzo figlio vanno a partorire all’estero. Alcune famiglie, invece, tengono nascosti i figli in eccesso non dichiarandone la nascita: era quello che succedeva anche negli anni della politica del figlio unico con i secondogeniti e che fece sì che ci fossero milioni di persone senza documenti fino a qualche anno fa.

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